HOME PAGE mappa contatti Cerca

Cerca persone, pagine e documenti all'interno del sito.

Produzione artistica e ricerca

pentaGramma: autunno 2011

SECONDO CICLO FRA MUSICA E PAROLE AL VIA LUNEDI' 21 NOVEMBRE CON UN’ESCURSIONE NELLA STORIA D’ITALIA E GLI INNI, A PARTIRE DALLA STORICA COMPOSIZIONE DI GOFFREDO MAMELI CHE TUTTORA RAPPRESENTA L'UNITA' NAZIONALE, PER APPRODARE ALL’IMPROVVISAZIONE MUSICALE FRA TALENTO, STUDIO E MEMORIA, ALLA DISTONIA DEI MUSICISTI, AL RAPPORTO FRA CINEMA E MUSICA TRAMANDATO DAL SUCCESSO COSI’ ATTUALE DEI ‘SILENT MOVIES’.

Dopo il successo della prima edizione, al debutto nella primavera 2011, riparte lunedì 21 novembre, con cinque nuovi appuntamenti, il ciclo di incontri musicali pentaGramma, un itinerario fra musica e parole promosso dal Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, a cura di Rita Verardi: molte le suggestioni e i motivi di coinvolgimento della seconda edizione di pentaGramma, che guiderà il pubblico alla scoperta di nuovi scenari e di suggestioni musicali sospese nell’alchimia di parole, versi e sonorità.

Si parte lunedì 21 novembre, alle 18.00 nell’Aula Magna del Tartini, con la conversazione che vedrà protagonista il musicista e docente Fabio Pirona, per un’escursione nella “Storia d'Italia e degli inni che ne hanno scandito i cambiamenti”. A cominciare, naturalmente, dall’inno di Mameli, la partitura nel cui segno tuttora l’Italia si stringe, e che sarà ideale punto di partenza, proprio nei 150 anni dell'Unità nazionale, per un viaggio musicale tra gli inni che hanno sottolineato i cambiamenti storici e gli avvicendamenti di costume in Italia dal '600 al 900'. Fabio Pirona, docente di Quartetto presso il Conservatorio Tartini, ha svolto attività come M.°Collaboratore, cioè direttore musicale di palcoscenico, alla Fenice di Venezia, alla Scala di Milano, a Le Grand Teathre di Ginevra, all'Arena di Verona, ed è stato assistente di direttori come G.Gavazzeni, E.Inbal, G.Khun e B.Campanella. Come direttore d'orchestra ha diretto nei maggiori teatri italiani e in Australia, Spagna, Ungheria, Albania, Romania, Turchia, Perù, Argentina, Russia. Ha collaborato con famosi solisti (I.Oistrak, M.Tipo, S.Gazzelloni, M.Brunello, E.Sollima etc.) e cantanti (R.Bruson, K.Ricciarelli, L.Valentini Terrani, G.di Stefano, J.Carreras etc.). Ha inciso per le case discografiche FonitCetra, Kicco Music, con l'Hungaroton e tenuto corsi di perfezionamento per cantanti lirici, in Italia, Ungheria, Australia, Albania.

Si prosegue, lunedì 28 novembre, con l’originale incontro dedicato a “La distonia dei musicisti: cos'è, diagnosi, cause, strategie di cura”, protagonisti il docente Alberto Chiarugi e il musicista Giuliano D'Aiuto. Alla base dell'incontro è il libro “Musician's dystonia. A practical manual to understand and take care of the disorder that affect the ability to play music”. Proprio a partire dall’importante pubblicazione si confronteranno Alberto Chiarugi, professore associato del Dipartimento di Farmacologia preclinica e clinica dell'Università di Firenze e Giuliano D'Aiuto, chitarrista, che racconterà la sua esperienza diretta di questa patologia così invalidante e la guarigione ottenuta grazie alle terapie praticate.

 

L'improvvisazione: talento, memoria, studio, errore“ è il tema dell’appuntamento in programma lunedì 5 dicembre: un incontro che offrirà l’occasione per presentare il nuovo libro del musicista Giancarlo Schiaffini “E non chiamatelo jazz”, presente l’autore. Parlare dell'improvvisazione con un grande strumentista dalla poliedrica e ricca carriera musicale - che lo ha visto a fianco dei migliori jazzisti europei e, per la musica contemporanea, di compositori quali Nono e Scelsi – significa spaziare in un orizzonte musicale tanto vasto quanto ricco di appeal e spunti creativi. Giancarlo Schiaffini è compositore, trombonista, tubista, e vanta una laurea in fisica. Ha iniziato l'attività di compositore ed esecutore nel campo della musica contemporanea e del jazz negli anni 60'. A Darmstadt ha frequentato Stockhausen, Ligeti, Globocar; ha collaborato con il Gruppo di improvvisazione di Nuova Consonanza, e con Scelsi, Cage, Nono, Armitage. Con il Gruppo romano d'ottoni da lui fondato esegue repertorio rinascimentale e contemporaneo. La sua carriera come compositore ed esecutore lo impegna nei più importanti festival e teatri in Europa e nel mondo. Tiene corsi e seminari in Italia, alla Hochschule di Friburgo, alla Melba e Monash University di Melbourne e la New York University. E' stato docente per oltre trent'anni presso il conservatorio A.Casella dell'Aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz. E' pubblicato da BMG, Ricordi, Curci....

Lunedì 12 dicembre si parlerà de “L'orecchio, la percezione del suono: cosa sappiamo?“ Ovvero, in che modo riusciamo a distinguere una nota alta da una nota bassa? E un suono forte da un sussurro? O se un’ape si sta avvicinando da destra o da sinistra? John Nicholls, professore di neuroscienze cognitive e neurobiologia alla Sissa, membro della Royal Society e autore del libro From neuron to brain tradotto in diverse lingue del mondo, illustrerà i meravigliosi meccanismi con cui le nostre orecchie, producendo segnali elettrici, informano il cervello sulla qualità dei suoni che provengono dal mondo esterno e spiegherà come le onde sonore che colpiscono il tamburo dell’orecchio vengano poi convertite in impulsi nervosi. Grazie a recenti ricerche siamo in grado di comprendere in dettaglio sia il modo in cui l’orecchio lavora, come un minuscolo ingranaggio, sia il codice neurale che viene usato dalle fibre nervose per trasmettere informazioni. Resta ancora da scoprire, invece, come il cervello interpreta e utilizza queste informazioni per metterci in grado di percepire musica, linguaggio e suoni minacciosi.

Gran finale di pentaGramma, lunedì 19 dicembre, sarà l’incontro “Il cinema, la musica, il silenzio”, protagonista lo studioso veneziano Carlo Montanaro, critico cinematografico, direttore per molti anni dell'Accademia di Belle Arti di Venezia e attualmente consulente artistico per molti festival e rassegne (dalla Biennale di Venezia al MystFest di Cattolica, alle Giornate del cinema muto di Pordenone), nonché autore di numerose pubblicazioni e collaboratore dell'Enciclopedia del Cinema Treccani. Al suo esordio il cinema "chiuse" il boccascena di molti teatri imponendo, al posto del sipario, quel bianco telone che divenne subito il luogo deputato per sogni ed emozioni. Il ‘silent movie’ delle origini conservò uno degli elementi principali del rappresentare dal vivo: quello dell'esecuzione musicale, qualche volta con partiture scritte all'uopo, spesso basata sull'improvvisazione. Fino a quando il grande regista tedesco Fritz Lang decise di esaltare, più che la musica, le parole, i rumori e il silenzio. Silenzio che da quel film, M (Germania 1931), divenne uno degli elementi fondamentali del linguaggio "audiovisivo", del cinematografo e della futura televisione …